L'enunciato a cui fai riferimento è probabilmente questo:
Teorema: Sia $f$ una funzione continua in $[a,b]$ e derivabile in $(a,b)$. Se $x_0 \in (a,b)$ è un punto di estremo locale per $f$, allora $f'(x_0)=0$.
Infatti se si avesse $x_0 \in [a,b]$ la tesi del teorema sarebbe banalmente falsa dato che una funzione $f(x)=x$ in $[0,1]$ avrebbe derivata non nulla nei punti di estremo. Se si considera invece $x_0 \in (a,b)$ si esclude ogni punto di massimo/minimo presente sul bordo: $f(x)=x$ non ha né massimo né minimo in $(0,1)$, ma solo punti di estremo superiore e inferiore, ossia $\inf_{x \in (0,1)} \{f(x) \}=0$ $\sup_{x \in (0,1)} \{ f(x)\}=1$.
In genere questa formulazione del teorema richiede una condizione un po' più stringente di quella comunemente usata (vedi il seguente link: https://en.wikipedia.org/wiki/Interior_extremum_theorem ), ma non è errata. Nella dimostrazione (ne ho viste un paio diverse) non è richiesta la continuità nel compatto, quindi sono giunta alla conclusione che la scelta di enunciarlo in questo modo sia puramente didattica dato che questo teorema è spesso spiegato insieme a quello di Weierstrass e ciò permette di comprendere meglio la differenza tra estremi locali e globali oltre ai punti di estremo sul bordo. (Ad analisi II si chiarirà tutto...)
Se hai la dimostrazione del manuale condividila.