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Teorema di Fermat

  

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Buongiorno, volevo porre una domanda. Come mai la tesi del teorema di Fermat, proposta dal mio manuale, prevede che la funzione f sia definita in un intervallo chiuso e limitato [a;b]? Non capisco perché si deve limitare la ipotesi a un intervallo chiuso?

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L'enunciato a cui fai riferimento è probabilmente questo:

Teorema: Sia $f$ una funzione continua in $[a,b]$ e derivabile in $(a,b)$. Se $x_0 \in (a,b)$ è un punto di estremo locale per $f$, allora $f'(x_0)=0$.

Infatti se si avesse $x_0 \in [a,b]$ la tesi del teorema sarebbe banalmente falsa dato che una funzione $f(x)=x$ in $[0,1]$ avrebbe derivata non nulla nei punti di estremo. Se si considera invece $x_0 \in (a,b)$ si esclude ogni punto di massimo/minimo presente sul bordo: $f(x)=x$ non ha né massimo né minimo in $(0,1)$, ma solo punti di estremo superiore e inferiore, ossia $\inf_{x \in (0,1)} \{f(x) \}=0$ $\sup_{x \in (0,1)} \{ f(x)\}=1$.

 

In genere questa formulazione del teorema richiede una condizione un po' più stringente di quella comunemente usata (vedi il seguente link: https://en.wikipedia.org/wiki/Interior_extremum_theorem ), ma non è errata. Nella dimostrazione (ne ho viste un paio diverse) non è richiesta la continuità nel compatto, quindi sono giunta alla conclusione che la scelta di enunciarlo in questo modo sia puramente didattica dato che questo teorema è spesso spiegato insieme a quello di Weierstrass e ciò permette di comprendere meglio la differenza tra estremi locali e globali oltre ai punti di estremo sul bordo. (Ad analisi II si chiarirà tutto...)

 

Se hai la dimostrazione del manuale condividila.

 

 

@rebc Certo ora la condivido, ma sono titubante sulle ipotesi. Grazie mille RebC per le tue stupende risposte e il tempo che ci dedichi! ☺️

@fede-uwu di nulla, faccio solo quello che posso e riesco a fare per la comunità dato che al momento non posso fare altro al di fuori di ciò 🙂 .

 

Capisco la titubanza sulle ipotesi dato che analisi I viene spiegata partendo dal "particolare" più che dal "generale", quindi certe ipotesi non vengono spesso colte a pieno (ad esempio, quando farai analisi II, capirai anche molte cose sulla differenza tra derivabilità e differenziabilità vedendola in un contesto più generale e astratto).

In genere ti consiglio di accettare le ipotesi solo in base alla dimostrazione dato che il processo di stesura dei teoremi parte spesso da una intuizione e man mano che si prova a dimostrarla si definiscono le condizioni necessarie e sufficienti: l'enunciato di un teorema viene solo alla fine dopo un attento labor limae

@rebc

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Ecco!Grazie mille! ☺️ Inoltre c’è quel passo relativo all’inverso del teorema di permanenza del segno che non mi è chiaro, non avendolo affrontato.

@fede-uwu per il teorema di permanenza del segno basta conoscere l'enunciato:

Se $\lim_{x \to c} f(x)=L \neq 0$, allora esiste un intorno $I(c)$ tale che $f(x)$ ha lo stesso segno di $L$ per ogni $x \in I(c) \setminus \{ c\}$.

 

In questo caso si fa riferimento al caso $L=0$ (sopra l'asse x hai valori positivi e sotto l'asse y valori negativi, quindi segni distinti).

Guarda questo video se non ti è chiaro qualcosa: https://m.youtube.com/watch?v=AZnaVU1xdFg

 

 

Il manuale (credo sia quello di L. Sasso) ha usato quell'enunciato perché ha introdotto la nozione di "punto interno", quindi lo ha usato per una coerenza didattica probabilmente.



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Per avere la risposta è necessario verificare dove tale ipotesi è utilizzata diventando così necessaria.

Ho controllato e non risulta essere usata. L'ipotesi necessaria è la derivabilità in un intervallo aperto.  



Risposta
SOS Matematica

4.6
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