Sì, mi torna tutto quello che dici...
In un primo momento avevo sperato che tra -1 e 0 la funzione cambiasse segno e con x che tende a -1 la funzione tendesse a meno infinito e con x che tende a 0 tendesse a più infinito (così avevi garantita l'esistenza del flesso all'interno di quell'intervallo dato che ci sarebbe stato di sicuro un cambio di concavità).
Rolle mi sembra non serva a molto, perché il flesso non è detto sia a tangente orizzontale e in questo caso direi proprio che non lo è...
La cosa a cui avevo pensato era di studiare la crescenza e la decrescenza della derivata prima (che poi coincide con lo studio del segno della derivata seconda), ma non mi è venuto in mente niente di meglio che fare quei tentativi che suggerivo.
In maniera sintetica, la cosa che vedo al volo è che per X sufficientemente grandi il fattore "e alla -1 fratto x(x+1)" conta poco perché tende ad 1 e anche l'altro fattore (la frazione algebrica) tende ad 1, dato che abbiamo grado 3 sia al num, che al den.
Quindi se riusciamo a trarre qualche altra informazione "a occhio" tra 0 e più infinito che ci indichi un cambio di crescenza/decrescenza, il gioco è fatto... Ad esempio sarebbe stato utile se ci fosse stato qualche segno "-" per poter dire che in qualche punto la derivata era negativa, ma così non è: tra 0 e più infinito è sempre positiva.
Ma forse ragionando sulle radici del polinomio di grado 3 al numeratore, si può ugualmente trarre qualche conclusione.
Mi spiace non potermici dedicare in maniera più "continuativa", ma ho mia figlia che richiede le mie attenzioni 🙂
Comunque seguo il post e se mi viene qualche altra idea, provo a scriverla.