@mg @Remanzini_Rinaldo @Sebastiano e p.c. @25
Gesù, Giuseppe, Sant'Anna e Maria! Non c'è pace fra gli ulivi di SoS.
Io sono molto indietro con la lettura di SoS che cerco di eseguire in ordine cronologico (quando torno a casa sono distrutto. Mercoledì cardiologo, in ospedale: 4 ore [tassì 15 km, registrazione, attesa, visita & esame, autobus]; giovedì dentista, privato: 3 ore [50 km, visita, 50 km]; oggi manutenzione del concentratore O2: le zeoliti dei setacci molecolari surriscaldano e fanno scattare l'allarme, e io che respiro?), insomma è da martedì che non sto un po' in santa pace; forse mi metterò in pari domenica, intanto scrivo una risposta qua e là e seguo le notifiche che m'arrivano.
Queste di oggi, marcate 20/05/2022 dalle 10:27 alle 11:06, le vedo alle 15:55 e mi sconcertano un bel po' perché personalmente sono del tutto d'accordo con le posizioni di Maria Grazia e Sebastiano epperò ... devo riconoscere che ha ragione Rinaldo (non nella strategia che adotta, per carità!) per come argomenta la propria posizione che, pur se contraria allo spirito del Regolamento (dal momento che la lettera è come non esistesse), tocca alcune corde profonde del mio passato da insegnante.
Tanti anni addietro, quando ancora esisteva il MPI e prima che alcuni improvvidi politici emanassero direttive "svuotaScuolaPubblica", io difendevo a voce piuttosto alta il principio di separazione delle competenze.
Alla scuola spetta ISTRUIRE e solo istruire.
EDUCARE spetta alla famiglia e io in classe ho il il diritto d'attendermi che l'alunno arrivi già dotato dell'educazione di base e della capacità d'educarsi da sè per quel che occorre, ed ho il dovere di comportarmi secondo tale ipotesi;
ADDESTRARE spetta all'azienda, DOPO l'assunzione (il concetto di stage all'epoca aveva tutt'altro significato da quello d'oggi).
Ogni volta che un politico dice che "La Scuola dovrebbe ..." sta dando una picconata alle fondamenta della scuola pubblica.
La seconda corda profonda che m'è vibrata in mente riguarda il principio di separazione delle responsabilità sui tre livelli {nessuna, esecutiva, progettuale}.
Lo scolaro (prima elementare - terza media) a scuola, l'operaio in azienda, il catechista in parrocchia hanno responsabilità zero: gli si dice sia cosa fare che come farlo (se non c'è il risultato atteso è colpa di chi gli ha detto di fare cose che non sa o che non sa fare: l'accertamento preliminare è a carico di chi assegna).
L'alunno (scuola media superiore) a scuola, il non operaio in azienda, il parroco in parrocchia hanno responsabilità solo esecutiva: gli si dice cosa fare e sono responsabili del come farlo (qui la colpa dipende se il compito è malfatto o se non era da assegnare).
Lo studente (Università, Accademia, Conservatorio, ...) a scuola, il consulente esterno in azienda, l'episcopo in ogni parrocchia della diocesi hanno piena responsabilità progettuale in quanto autonomi sia nel decidere i mezzi che i modi con cui ottenere l'obiettivo del loro incarico.
Bene: il punto forte su cui Rinaldo ha risvegliato il mio passato è la constatazione che, nei riguardi dell'azienda @SosMatematica di consulenza didattica, un responsore è un consulente esterno e decide da sé cosa e come rispondere.
Tuttavia tengo a notare che dire SCEMO a chi scrive Aiuto, o CAFONE a chi scrive Urgente (con un minimo di motivazione) fa parte del processo d'istruzione dell'alunno (come un'insufficienza in un compito) e vuol dire GIUDICARE (nel dovere della consulenza didattica!) non "erigersi a giudice", ma esserlo per incarico implicito.
Spero un po' di cose.
A) D'avere scontentato tutti, tanto per accertarmi che le celluline siano ancore interconnesse.
B) Che la pappardella precedente sia stata tollerata fin qui, ma sono stato provocato a riesumare; è noto che in vecchiaia la memoria remota è torrenziale per compensare l'evanescenza di quella a breve termine.
C) Che non si presentino ulteriori occasioni di fare i polli di Renzo. Saremmo stupidi secondo la memorabile definizione del Prof. Carlo Cipolla (senza M! "Voglio vedere chi è così cretino da chiamarmi Carlo Maria".) danneggiando gli alunni (nel numero di risposte), ma anche noi stessi (nella reputazione).
D) Che, anche se vi ho scontentato tutti, vogliate accettare saluti e scuse per la chiacchiera.