Nella dimostrazione del teorema di Bernoulli, le forze di pressione sono considerate solo alle estremità del volumetto di fluido perché stiamo applicando un bilancio di forze localizzato su quel particolare elemento infinitesimale (un "tubo di flusso" di lunghezza Δx e sezione A).
Modello a volumetto:
Si isola mentalmente un piccolo elemento di fluido (un "cilindretto" o "dischetto" lungo il condotto). Le forze di pressione agiscono sulle sue facce frontali (a monte e a valle), perché è lì che il fluido circostante esercita una pressione diretta.
La pressione p(1) agisce sulla faccia sinistra (forza F(1)=p(1)A, verso destra).
La pressione p(2) agisce sulla faccia destra (forza F(2)=p(2)A, verso sinistra).
Pressione laterale:
Le pareti laterali del condotto non contribuiscono alla forza lungo la direzione del flusso perché:
Se il condotto è orizzontale e rettilineo, le forze di pressione sui lati si bilanciano simmetricamente (non c'è accelerazione trasversale).
Nella derivazione standard, si assume che la pressione laterale non varia apprezzabilmente nella sezione trasversale (flusso laminare e condotto rigido).
Approccio differenziale:
Bernoulli deriva da un bilancio energetico lungo una linea di flusso, non su tutto il condotto. Le variazioni di pressione sono valutate tra due punti vicini (Δx → 0), quindi si trascura l'effetto della pressione sulle pareti laterali, che è ortogonale alla direzione del moto.
Analogia meccanica:
È come spingere un blocco applicando forze solo alle estremità: le pareti del condotto (come un tavolo senza attrito) non forniscono resistenza lungo la direzione del moto.
Esempio pratico:
Immagina di soffiare in una cannuccia: l'aria esce perché c'è una differenza di pressione tra i due estremi, non perché la pressione agisce "lungo tutta" la cannuccia.
In condotti non ideali (con attrito o curvatura), le forze viscose o centrifughe rendono il problema più complesso, ma Bernoulli assume un fluido ideale senza dissipazioni.