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Domanda a docenti/ex docenti delle scuole superiori

  

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Scrivo qui perché so che il forum è frequentato da vari docenti. Per caso sapete come ci si può muovere per insegnare alle superiori tramite M.A.D (messa a disposizione) facendo le supplenze? Ricordo che nella mia scuola ci fu un supplente di fisica che frequentava ancora la triennale, quindi credo sia possibile muoversi già dal secondo o terzo anno. Al momento frequento il secondo anno della triennale in matematica e mi piacerebbe poter provare a insegnare alle superiori (corsi di recupero estivi o supplenze brevi durante l'anno) per vedere se potrebbe far per me come ambiente (è diverso dal dare ripetizioni dato che bisogna gestire una classe intera) e migliorare nell'esposizione della materia. 

Autore

@rebc ciao! Non sono un docente ma ho una grande stima di te. Scusa se te lo dico, ma saresti un po' sprecata ad insegnare.

@gabo "sprecata" è una parola grossa, considerando che anche io sto affrontando molte (e varie) difficoltà in questo percorso di laurea e in fondo mi diverto a parlare di integrali a gente potenzialmente disinteressata. Detto ciò, apprezzo il fatto che tu mi stimi, anche se in questo forum ci sono persone molto più meritevoli di me 🙂

 

Spoiler
Se ti va di leggere il mio schianto con la realtà che mi ha portata a questa decisione, here it is:

Ad ogni modo, l’ambiente universitario nell’insegnamento non mi attira molto: c’è troppa enfasi sul numero di pubblicazioni più che sulla qualità e la precarietà ormai ha raggiunto livelli assurdi. Se mi andasse bene (fonte: i curricula dei miei professori), inizierei a insegnare come associata verso i 40 anni (considerando una laurea a 23/24 anni, si parla comunque di 17/18 anni (la tua intera esistenza se sei al quinto anno di superiori in corso) di instabilità e non-vita dato che da quel che ho sentito è simile a quella tipica universitaria (sveglia-mezzi-lezione-mezzi-studio-nanna) nella quale quasi sempre non si ha neanche un weekend completamente libero, ciò non è affatto trascurabile). Quindi, almeno per ora, salvo cambiamenti politici rilevanti nel settore dell’istruzione e della ricerca, la mia idea è di puntare almeno al dottorato e poi insegnare alle superiori, dedicando il tempo libero alla ricerca sugli argomenti che mi appassionano davvero, senza troppe pressioni esterne su pubblicazioni e convegni vari.

 

Il classico lavoro da data scientist o programmatore (se esisteranno ancora), invece, non mi attira minimamente. Se devo lavorare, preferisco rimanere nell’ambito della didattica o comunque occuparmi di tematiche più “artistiche” che magari, a prima vista, non servono a molto dal punto di vista pratico, ma aiutano a comprendere a fondo le discipline e ad aggiungere tasselli al sapere umano.

 

Diverso il discorso se mi capitasse qualcosa di interessante in ambito spaziale o cosette simili.  Almeno lì l’ambiente sembra più stimolante e si ha la sensazione di contribuire al sapere dell’umanità, più che al profitto di qualche azienda (più o meno). Anche se poi, nella realtà dei fatti, pure quei ruoli si riducono spesso a calcoli al computer senza neanche sapere con chiarezza a cosa servirà davvero il lavoro fatto. 

 

That's all, vedendo gli scenari futuri l'insegnamento alle superiori mi sembra il più idilliaco avendo la fortuna di dover insegnare matematica e quindi subire molto meno precariato dei docenti di altre discipline. Purtroppo per varie scelte passate la nostra generazione si è ritrovata ciò, toccherà a noi sistemare per le prossime (se avremo almeno la possibilità di esistere dati gli scenari globali) ')

 

Nella storia altre generazioni si sono ritrovate in situazioni simili e ce l'hanno fatta, quindi non saremo neanche i primi (esistenza permettendo).

 

@rebc quello che mi dici è molto triste, però insegnare secondo me potrebbe essere meno preferibile delle ripetizioni. Vado in quarto superiore e ho 16 anni, già negli anni scorsi ho visto quanto è scarso l'interesse generale per la matematica, e per qualsiasi altra materia, perché gli studenti non riescono a capire cosa si stanno perdendo (mi ci metto anch'io ogni tanto, ci sono materie che mi piacciono di meno, che proverei a studiare più appassionatamente se non si dovesse sempre accelerare per terminare il programma). In genere gli studenti vanno a scuola con la consapevolezza che si annoieranno per 5 ore di fila (o di più a seconda degli indirizzi). Parlo per la mia classe, ma la stragrande maggioranza dei miei compagni non riesce a seguire una spiegazione per più di 5 minuti senza distrarsi, fare baccano e dover essere richiamati all'attenzione. Per questi motivi secondo me può essere estenuante insegnare, perché nessuno vuole ascoltarti e nessuno ti ascolta mentre passi intere giornate a spiegare quello per cui tu hai studiato anni della tua vita. Occasionalmente ci saranno degli studenti più bravi ed effettivamente interessati a quello che tu hai da offrire, ma sono in una netta minoranza, e poi non potrai che offrire a loro il minimo indispensabile che la scuola italiana prevede nei programmi. Forse nelle ripetizioni ti ascoltano davvero, molto spesso perché si paga, ma anche perché se sono lì è perché capiscono che hanno bisogno (almeno per la prossima settimana) di capire quell'argomento. È molto rassicurante sapere che quando inizierai a lavorare non dovrai spostarti mai più di tanto e che difficilmente perderai il lavoro, ma non terrei mai questa idea in considerazione come piano A, anzi, preferirei fallire in tutti i piani dalla A alla Z e da $A$ fino a $\Omega$ prima di essere costretto a imparare l'alfabeto cirillico e con questo accettare di dover insegnare.

@gabo capisco perfettamente la tua riflessione sui programmi e sulla poca attenzione dato che l'ho conclusa pochi anni fa, infatti è un problema che c'è da molto tempo anche se molti lo fanno passare per recente; sicuramente pian piano si sta andando sempre più verso un baratro (già ai tempi del signor Quintiliano che vietava l'utilizzo delle membranae perché distraenti pronunciavano questa frase, capirai... Ciò in realtà mi ricorda molto il discorso recente sul corsivo e sui tablet, stessi topoi. Se vuoi la fonte eccola sulle mie sudate carte del liceo:

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) nei confronti dell'educazione.

Storicamente, infatti, come vedrai in storia alla fine dell'anno, l’istruzione si è andata diffondendo sempre più anche tra chi non ne era particolarmente interessato, fino ad arrivare a oggi, dove viene spesso data per scontata sia da chi la riceve sia da chi la richiede, ad esempio nei colloqui di lavoro; quest'ultimi impongono a tutti il conseguimento di un diploma di scuola superiore abbassando così il livello dell'istruzione generale offerta, perché non puoi metterti a discutere circa la visione di Polizzi e De Sanctis del pensiero leopardiano quando il 90% della classe non vuole neanche seguire le lezioni sul pensiero di Leopardi. Infatti, come probabilmente hai notato, si sta sempre a discutere sul fatto che la scuola debba preparare al lavoro, quando questa non è minimamente nata per questo. Qual è il senso di fare 90h, se le cose non sono cambiate, di PCTO (ex alternanza scuola-lavoro) a un classico o a uno scientifico neanche inerenti all'indirizzo di studio? Per carità sono attività comunque interessanti (il corso di sicurezza sul lavoro che non funzionava un po' meno), ma lasciano il tempo che trovano nella formazione individuale, personalmente avrei fatto investire quel tempo in una piccola ricerca/relazione su un argomento di particolare interesse per lo studente piuttosto che legarlo a una sedia per ore a seguire i corsi di pcto di mitsubishi sui condizionatori.

 

Inoltre, è innegabile che la soglia dell’attenzione, per vari motivi, stia diminuendo e questa è una componente essenziale per uno studio serio. Sono abbastanza sicura che, anche per questo, mi troverò ad affrontare un percorso piuttosto triste e mortificante. Nonostante ciò, al momento, a livello personale, mi sembra comunque la scelta migliore tra le opportunità offerte dalla mia laurea senza la necessità di emigrare dato che non posso/non voglio farlo. Anche solo riuscire a far nascere un minimo di passione per la disciplina, o anche per altre, in uno studente è ciò che dà senso a tutto questo. Ho avuto un po’ di esperienza sia con persone che conosco dal vivo, sia qui sul forum, e credo che non ci sia niente di più motivante per andare avanti.

 

Per quanto riguarda le ripetizioni, la questione è un po’ diversa. È vero che, rispetto a una classe intera, c’è più attenzione, ma anche questa spesso è molto relativa, almeno dalle mie parti. Spesso, infatti, chi richiede ripetizioni si aspetta di assorbire le nozioni senza il minimo sforzo, soprattutto se non paga di tasca propria o non ha idea del valore del denaro e della fatica da parte dei genitori che c’è dietro per guadagnarselo.

 

 

In particolare per matematica, le ripetizioni spuntano fuori, se va bene, una settimana prima della verifica: ci si aspetta di imparare programmi di cinque anni in un paio d’ore al giorno, senza neanche ammettere quando non si è capito qualcosa (potrei spiegare in maniera formale e assiomatica varietà differenziali di Riemann o il fibrato tangente a uno studente del biennio e mi risponderebbe di aver capito facendo un torto a se stesso), cosa che in matematica emerge subito. Questo vanifica tutto il lavoro, perché ci sono delle propedeuticità minime da rispettare. Personalmente, se devo seguire uno studente, preferisco farlo dall’inizio alla "fine" , anche perché spesso capita di sentirsi dire: “Il prof vuole che lo facciamo in questo modo”, mentre mostrano un esercizio senza capo né coda. Bisogna allora tentare di ricostruire il metodo da deduzioni errate e poi sentirsi ripetere con insistenza “noi non lo facciamo così”, anche davanti a incongruenze logiche evidenti nelle procedure. (Mi è capitato più volte da persone diverse con le disequazioni fratte con valori assoluti che a quanto pare fanno in modo diverso in ogni classe, lascio solo immaginare le miriadi di metodi da dedurre da assurdità logiche che mi sono trovata davanti. Roba che i $400°$ dei topografi sono nulla in confronto, almeno seguono una logica e sono comprensibili a noi comuni mortali.)

Ovviamente ciò non è imputabile allo studente, ma al sistema in cui è immerso. Con una buona educazione al digitale fatta quando doveva essere fatta non si sarebbe mai arrivati a queste soglie di attenzione (so che alle elementari fanno una fatica immane per tenerli vigili anche solo per pochi secondi), eppure si sta facendo il medesimo errore con l'AI (meglio proibire piuttosto che insegnare ad usare nel modo giusto!!!). Inoltre con una buona gestione del lavoro non si sarebbe finiti a utilizzare le scuole come fabbriche. Però questo abbiamo, purtroppo tutti i problemi attuali sono frutto di errori passati che si stanno riversando sui nuovi studenti, quindi spero di fare la differenza come docente, anche perché senza iscritti e fondi a matematica farei la fame pure da docente/ricercatrice universitaria. Scusa la chiacchiera da bar, come al solito ho divagato troppo 😉



SOS Matematica

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