La 'i' (fattore, non termine!) c'è dappertutto nella consueta definizione dei complessi (coppia ordinata di reali) basata sulla "Formula del Diavolo" di Eulero [e^(i*π) = - 1] o comunque sulla sua e^(i*θ) = cos(θ) + i*sen(θ) e sull'equivalente convenzione i^2 = - 1.
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Con
* x, y, ρ, θ reali
* ρ > 0
* 0 <= θ < 2*π
si definiscono
* z = x + i*y = ρ * e^(i*θ) = ρ * (cos(θ) + i*sen(θ))
* z' = x - i*y
* ρ = |z| = |x + i*y| = √(z*z') = √(x^2 + y^2)
* θ = arg(z)
* [x < 0] θ = π + arctg(y/x)
* [x = 0] θ = π/2
* [x > 0] θ = arctg(y/x)
* Re[z] = x
* Im[z] = y
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Risulta indifferente scrivere z = - 2 + i*3 oppure z = i*3 - 2 perché il fattore 'i' sta lì a marcare l'ordine e vuol dire "il mio coefficiente è il secondo membro della coppia ordinata".
Invece, considerando 'z' come un vettore incoccato nell'origine del piano di Argand-Gauss e Z(- 2, 3) come la posizione della sua punta, la presenza del fattore 'i' non è più necessaria in quanto è il separatore d'elenco, il carattere ", virgola", a marcare l'ordine.
C'è però da notare che, escludendo la convenzione i^2 = - 1 a favore dell'interpretazione vettoriale, mentre le operazioni di addizione e sottrazione restano ben definite come con la 'i' non è così per moltiplicazione e divisione che necessitano di qualche contorcimento definitorio che reintroduce la 'i' anche senza nominarla.
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Per salvare capra e cavoli (rinunziare alla 'i' e mantenere la naturalezza delle operazioni aritmetiche) c'è una terza interpretazione: il numero complesso è una matrice quadrata d'ordine due con due 'x' concordi sulla diagonale principale e due 'y' discordi su quella secondaria.
Definendo, in analogia con la matrice identità
* I = {{1, 0}, {0, 1}}
anche la matrice
* J = {{0, 1}, {- 1, 0}}
si ha
* z = x*I + y*J
e, in questa interpretazione, sono naturali sia l'inverso che la moltiplicazione commutativa.
La coppia ordinata è la prima riga della matrice 'z'.